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Valutazione: ipotesi attorno a un pasticcio
La scheda di valutazione ci sarà, non ci sarà, verranno date ulteriori
indicazioni? Qui è il busillis…Come ha scritto magistralmente Maurizio Tiriticco
su queste pagine la scheda personale dell’alunno della scuola elementare e
dell’alunno della scuola media sono state abrogate (la prima dall’art.17 del
Regolamento sull’autonomia Dpr 275/99, la seconda dall’art.19 del D.Lgs 59/2004)
ma il tutto è condizionato dalla emanazione di una successiva normativa che
dovrebbe indicare i criteri di valutazione che sostituiscono quelli abrogati.
Si è sentito dire in giro che, a questo punto, con la sopravvenuta autonomia
delle istituzioni scolastiche, spetterebbe alle scuole decidere forme e modalità
della valutazione. Nulla di più falso. Se le scuole possono avere competenza,
nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa prescritta dagli artt. 4 e
5 del Regolamento, circa la determinazione dei percorsi formativi e delle scelte
metodologiche ed organizzative non possono certo sostituirsi allo Stato nel
definire i livelli essenziali delle prestazioni e quindi le modalità di
certificazione delle competenze degli alunni, valide su tutto il territorio
nazionale, da Bolzano a Canicattì.
Infatti, l’articolo 8 del citato dpr 275/1999 afferma che il Miur è tenuto a
definire, tra altri adempimenti, anche “gli indirizzi generali circa la
valutazione degli alunni, il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi”.
L’ art. 10 “Verifiche e modelli di certificazione” poi è, in proposito, ancora
più chiaro. Al comma 3 si dice testualmente che: “Con decreto del Ministro della
Pubblica Istruzione sono adottati i nuovi modelli per le certificazioni, le
quali, indicano le conoscenze, le competenze, le capacità acquisite e i crediti
formativi riconoscibili, compresi quelli relativi alle discipline e alle
attività realizzate nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa o
liberamente scelte dagli alunni e debitamente certificate.”
Ed ancora: l’articolo 3 della legge 53/03 afferma che l’amministrazione è tenuta
ad emanare decreti legislativi relativi alle “norme generali sulla valutazione
del sistema educativo di istruzione e di formazione e degli apprendimenti degli
studenti”.
Quindi nessuno dubbio, almeno secondo le norme vigenti, sul fatto che spetti al
MIUR la definizione degli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni e
la adozione di modelli per le certificazioni.
Premesso questo, la domanda che ci poniamo allora è: in questa situazione, nel
bel mezzo di questo stato confusionale dell’Amministrazione scolastica, cosa
potrà succedere alla fine del primo quadrimestre, allorché occorrerà “dire
qualcosa” ai genitori circa la valutazione degli alunni?
Si sente dire e parlare, sempre in giro, del “portfolio delle competenze
individuali” ma, come ha bene argomentato sempre Tiriticco, questo non è uno
strumento di valutazione e tantomeno di certificazione unitario, omogeneo,
valido a livello nazionale. Documentazione dei percorsi formativi e dei processi
valutativi e certificazione di competenze sono due operazioni distinte e
diverse: il portfolio può essere solo un “contenitore di oggetti vari” non può
sostituire affatto la scheda di valutazione, vecchia o nuova che sia.
Possiamo allora formulare, per cercare di orientarci nel caos, alcune ipotesi.
Prima ipotesi. Qualcuno al MIUR, tra i dirigenti generali o gli ispettori, si
rende perfettamente conto che siamo di fronte ad un “vuoto normativo” (o meglio:
ad un’inadempienza rispetto quanto prevedono le norme) che in qualche modo
occorre colmare. Propone dunque di individuare rapidamente alcuni indicatori,
alcune linee generali di competenza (livelli essenziali delle prestazioni)
ispirate naturalmente alle Indicazioni nazionali, articolate per aree
disciplinari, sostitutive più o meno di quelle delle schede attuali. Tanto per
cambiare, per dare un segno di innovazione. E soprattutto per colmare il vuoto
normativo. Problema: non ci sono i tempi tecnici per definire, approvare,
emanare e stampare i nuovi modelli di certificazione, così rivisitati, per
gennaio 2005…
Seconda ipotesi. Non riuscendo a risolvere il pasticciaccio i tempi utili, si
lascia tutto così com’è, con la scusa-pretesto dell’autonomia delle scuole. Come
ha recentemente affermato il Direttore regionale della Lombardia M.Dutto “da
parte del MIUR non ci saranno altri interventi regolativi in materia”. Siamo
così alla devolution spinta alle estreme conseguenze, alla scuola “fai da te”,
libera dallo Stato e immessa nel libero mercato. Un’altra prova, se ce n’era
bisogno, dell’assoluta mancanza di senso dello Stato e delle istituzioni di
questa amministrazione, per non parlare di mancanza di senso e di rispetto del
diritto. E così la confusione continua. Legittima allora la domanda che è stata
da più parti formulata: per incompetenza o per volontà, “intenzionalmente”?
Terza ipotesi. Un’improbabile mediazione, inevitabilmente pasticciata, tra le
due precedenti. Dal cappello di Bertagna o di qualche altro luminare della
pedagogia d’apparato saltano fuori gli obiettivi generali. Una sorta di sintesi
della lista della spesa, delle decine e decine di obiettivi delle Indicazioni
nazionali. Indicazioni dalle Indicazioni. Questi quattro o cinque obiettivi
generali o linee essenziali vengono additati alle scuole come riferimenti per la
declinazione/definizione in proprio (siamo in autonomia, no?) di nuovi documenti
di valutazione, da illustrare ai genitori e ovviamente da inserire nel portfolio
dell’alunno in fase di costruzione. Soluzione paradossale, forse avveniristica,
ma sicuramente economica. Vi diamo alcuni indicatori, alcuni obiettivi generali
buoni per tutti, e vi fate da voi le schede. A spese vostre. Una classica
soluzione all’italiana, da paese di Pulcinella (o di Arlecchino).
Qui ci fermiamo, esauriti “alla grande”, come diceva Rocco Barbaro. Non
riusciamo ad immaginare infatti quale altra risposta o soluzione potrà inventare
il MIUR per uscire da questo pasticcio. Ammesso, appunto, che voglia uscirne.
Dedalus
21 novembre 2004
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