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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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Iniziativa della Gilda Ribadita la necessità di innalzare lo standard dell'istruzione Silvio Resto Casagrande “ringrazia” il ministro Moratti; questa, invece, dovrebbe inviare un plauso governativo a Pietro Bortoluzzi. Il filo che ieri ha unito idealmente Venezia e Roma è stato tessuto dalla Gilda degli Insegnanti di Venezia, che, alla Scoletta dei Calegheri, ha promosso un incontro pubblico in merito ai dettami della riforma scolastica. Docenti, maestre, genitori riuniti in coordinamento, si sono ritrovati a dibattere non solo della riforma ma del senso stesso dell'educazione scolastica. Così, tra forme, contenuti, metodologie didattiche, monte ore, posti di lavoro e pareri squisitamente tecnici, si è arrivati al mondo platonico delle idee. Scuola come formazione del cittadino, come servizio, oppure istituzione della Repubblica? Differenze dialettiche che possono sembrare sottili, ma divengono enormi se si prende in esame la mancanza attuale - come è stato detto - di autorevolezza dell'istituzione scolastica e dello status degli insegnanti, nonché il principio della libertà d'insegnamento. Silvio Resto Casagrande, per anni impegnato a vario titolo sul fronte della pubblica istruzione, era soddisfatto. “È dal 1976 - ha commentato - che non sentivo parlare in questo modo di scuola. Finalmente si prendono in esame anche i contenuti; di questo non possiamo che ringraziare quanto provocato dalle proposte della Moratti.” Altra segnalazione, la presenza di Pietro Bortoluzzi, docente anch'egli ma soprattutto capo-gruppo di An al Quartiere 2. Sostenitore seppur critico della riforma, Bortoluzzi ha accettato responsabilmente l'invito della Gilda, pur sapendo che sarebbe stato messo sotto il tiro incrociato dell'intera platea. Così in effetti è stato, anche se la coraggiosa presenza di Bortoluzzi è bastata perché fossero evitati, cavallerescamente, scontri politicamente ideologici. “È giunto il momento - ha detto Fabrizio Reberschegg, della Gilda - di cominciare non solo a contestare la riforma ma a proporne valide alternative, che scaturiscano da un serio dibattito fra le componenti del pianeta scuola. In merito ai suggerimenti da esibire al Governo, dobbiamo approfittare delle contraddizioni presenti sia nei sostenitori della riforma che nei detrattori. Auspicare il ritiro della proposta di legge e lasciare le cose come stanno significa rimanere sempre in difesa, lasciando ad altri il ruolo di attori della riorganizzazione del sistema scolastico. Siamo del parere che bisogna alzare lo standard dell'istruzione e soprattutto anteporre all'argomento dei posti di lavoro a rischio, la discussione sui contenuti della riforma.” Affermazioni che faranno storcere il naso ai sindacati, ma
che hanno suscitato grande plauso in sala. “Finalmente qualcuno che parla di
qualità dell'insegnamento, non solo di quantità”, hanno mormorato i presenti.
“Valorizziamo le esperienze forti come proposta - ha suggerito Casagrande - non
riusciamo ad esportare le sperimentazioni perché sempre prive di verifica.”
Infine, il Coordinamento veneziano per la difesa della scuola pubblica ha
tagliato corto: “Dobbiamo fare presto - hanno detto gli aderenti - lottare ad
ogni livello, dalle scuole per l'infanzia ai licei. Chiedere il tempo pieno
ovunque, anche come provocazione, e difendere la scuola pubblica perché
indispensabile strumento di parificazione sociale che determina l'eguaglianza
civile e l'accesso ai saperi per tutti.” |