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Aspettando lo sciopero
E a scuola c'è chi ha il posto ma non la busta paga
Una decina di giorni, e la scuola italiana si ferma. Allo sciopero generale del
prossimo 15 novembre ci sarà lo schieramento sindacale quasi al completo. Con la
sola eccezione dello Snals che ha scelto una forma di protesta autonoma e
anomala, specchio delle contraddizioni che attraversano un sindacato che non
riesce a scegliere tra l'interesse dei lavoratori che dovrebbe tutelare e la "collateralità
politica" con il governo in carica. E dire che alcuni delle motivazioni dello
sciopero sono inequivocabili: come il rinnovo di un contratto di lavoro per cui
sono previste solo briciole.
Per non parlare dei problemi già presenti nella realtà quotidiana. Come il fatto
che ci sono decine di migliaia di insegnanti che lavorano magari da tre mesi e
non hanno ancora visto una lira di stipendio. Un disagio che negli ultimi anni
riguardava per lo più i precari più precari: questa volta coinvolgono anche i
supplenti annuali e persino gli ultimi immessi in ruolo. Nel resoconto del
dibattito politico in corso si ha un quadro della situazione: delle gravità dei
problemi che emergono, e di quel che risponde il minsitro. Che forse è male
informata dai suoi collaboratori, e che comunque sembra parlare di una realtà
che esiste solo nella sua testa. In questi giorni nelle scuole stanno arrivando
le graduatorie di istituto, almeno quelle della prima fascia. Seconda e terza
fascia arriveranno.
E per ogni pezzo di graduatoria i dirigenti scolastici dovranno riprendere in
mano le supplenze assegnate all'inizio dell'anno scolastico e assegnarle "agli
aventi diritto". Dopo tre mesi, insomma, si viola uno dei cardini della qualità
della scuola: la continuità didattica. Non fosse per altro, ecco perchè lo
sciopero del 15 novembre non riguarda solo chi lavora nella scuola, ma anche i
suoi utenti, studenti e genitori, a cui viene offerto un servizio sempre più
squalificato.
8 novembre 2004
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