Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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LE LETTERE

La scuola è in mano ai burocrati: salvatela

La rabbia è tanta, dopo un collegio docenti vergognoso. Sono un'insegnante elementare dell'Istituto Comprensivo Trento 7 e dall'inizio di quest'anno scolastico a scuola si respira aria di restaurazione. È arrivata una dirigente scolastica che ce la mette tutta per "ritagliarsi" un collegio dei docenti a sua misura. (Non illustro le varie occasioni di tensione venutesi a creare, in quanto queste mie righe vogliono essere solamente uno sfogo, non un documento riguardante l'analisi delle dinamiche d'Istituto. L'ultima occasione di scontro è però da raccontare). In merito all'adesione al protocollo d'Intesa Miur - Pat, il nostro Istituto espresse il proprio parere già lo scorso anno acolastico: la scuola media aderì, la scuola elementare no. La nostra dirigente, da settembre nel nostro istituto, si è attivata affinché anche i docenti della scuola elementare aderissero al protocollo e ci ha convocati e riconvocati per arrivare al suo obiettivo. Tale pressione insospettisce, in quanto la confusione sulla riforma della scuola del ministro Moratti è grande sia in Provincia di Trento che a livello nazionale; nell'arco di questi mesi, infatti, non sono emerse novità tali da modificare le decisioni che già avevamo prese.

Voglio inoltre ricordare che il presidente della Pat, Dellai, quando a suo tempo illustrò in varie sedi il Protocollo (frutto peraltro di un golpe: né Giunta provinciale, né sindacati, né mondo della scuola n'erano a conoscenza), tenne a precisare che nessuna scuola avrebbe dovuto forzosamente aderire, che sarebbe stata garantita la libera scelta. In questo scorcio d'anno scolastico invece l'aria è diventata troppo fine, e io fatico a respirare. L'altra sera arrabbiata, sconcertata, incredula, mi chiedevo se il collegio docenti, dal quale ero appena uscita, era stato luogo di pratica democratica o invece un'esercitazione di regime. Infatti, la dirigente, come preambolo alla delibera riguardante l'adesione al Protocollo, ci ha dottamente illustrato il suo ruolo di presidente del collegio docenti, chiamando in causa l'unità, l'omogeneità, la continuità (come se la "continuità" fra scuola elementare e media si realizzasse attraverso l'adesione compatta al Protocollo), per arrivare ad affermare che l'unica via possibile e legale era di votare sul tema a collegio unito. Alle parole della dirigente anche la collaboratrice vicaria ha voluto aggiungere le proprie, invitando i colleghi delle medie a votare senza temere d'interferire in una decisione che riguardava innanzi tutto la scuola elementare.

Conclusione: i colleghi delle medie, per la maggioranza adempienti alle richieste della dirigenza, hanno votato, ovviamente, a favore dell'adesione al Protocollo d'Intesa Ministero-Pat anche della scuola elementare, creando così quella maggioranza tanto perseguita dalla dirigente.

Forse non sono riuscita a rendere in questo scarno resoconto lo "stile" della nostra scuola; spero almeno di averne offerto un assaggio. Il mio posto, piacevole e talvolta faticoso, appagante e anche tormentato, piuma e mattone, maestra e apprendista, è vicino ai bambini; ma, vi assicuro che vorrei tanto essere distante da questa fiera. Presidente Dellai, donne e uomini della scuola, diteci qualcosa di vero e di sano!

Fiorenza Osele LAVIS

Questo appello-denuncia merita una piccola lettera aperta: «Presidente Dellai, prenda in mano la scuola, che va male, a prescindere dalle questioni sul protocollo Moratti. Va male perché non è più affidata a uomini di scuola, ma a burocati ambiziosi, a dirigenti zelanti. Sta accadendo ciò che è accaduto per la sanità, lasciata in mano ai compilatori di statistiche. La gente se ne accorge. C'è ancora tempo per rimediare, ma non è molto. La Sovrintendenza è stata umiliata, svuotata, e non è giusto. La demotivazione, il lassismo, per la mancanza di punti di riferimento non burocratici si sta estendendo. La scuola non può oscillare a seconda delle maggioranze. Ed è inutile raddoppiare i soldi all'università se dalle secondarie escono ragazzi inadeguati. Si fermi un attimo a riflettere, presidente».

10 novembre 2003