Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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Lettera aperta personale alla Moratti

- inviata a Repubblica, Tirreno, Nazione, Segreteria del Ministro, Parlamentari

 


Al Ministro della Pubblica Istruzione Letizia Moratti
per conoscenza ai sottosegretari del MIUR
ai parlamentari della XIV Legislatura
agli organi di stampa

 

Gent.mo Ministro dell'Istruzione,

Sono un docente della Scuola Pubblica, e Le scrivo a titolo personale.

Ho letto il testo della Sua Audizione alla VII commissione cultura, nella seduta di martedì 4 novembre 2003, e sono rimasto esterrefatto. Tralasciando le considerazioni sulla riforma del tempo scuola, dell'anticipo dell'ingresso nella primaria, sul disegno di legge per i precari, che meritano ben altro spazio e tempo di discussione, mi limito, da comune cittadino nonché lavoratore, a sviluppare alcune considerazioni:

1) nella scuola in cui io lavoravo fino al precedente anno scolastico, classe di concorso A546, con il previgente sistema di formazione delle cattedre vi erano 8 cattedre intere, che consentivano di sviluppare la continuità didattica nel tempo, e davano lavoro a otto persone.

2) con la riconduzione a diciotto ore, le cattedre si sono ridotte a 6 + uno spezzone. Badi bene, signor Ministro: SEI cattedre per docenti di ruolo, non precari o supplenti che dir si voglia.

3) Questo ha portato i seguenti effetti:

a) ogni docente di ruolo ha dovuto forzosamente lasciare minimo una classe di quelle con cui stava lavorando: la continuità didattica è finita per minimo una classe a docente: quindi per minimo sei classi;

b) lo spezzone residuo è stato composto dopo ampie discussioni fra i colleghi di ruolo: il precario che lo ha ricevuto ha potuto solo sobbarcarsi l'onere di essere su TRE diversi indirizzi e classi in una scuola più una quarta classe in un altro istituto, con tutto ciò che ne consegue.

E questa situazione non è un caso isolato.

Ora mi domando: come può Lei, signora Letizia Brichetto Moratti, affermare: «Quanto, infine, all'accenno, fatto dall'onorevole Sasso, secondo cui la riconduzione dell'orario di cattedra alle diciotto ore settimanali, ha messo in discussione la continuità didattica - che rappresenta un bene fondamentale per la qualità dell'istruzione - vorrei far presente che tale operazione è stata compiuta solo sui posti vacanti e, pertanto, non ha inciso sulla continuità didattica dei docenti in servizio»?

Come persona comune, come cittadino, posso solo fare alcune ipotesi alternative e concomitanti per spiegare la Sua affermazione:

a) Lei è male informata: le persone che nel Suo dicastero dovrebbero darle notizia di ciò che accade nalla Scuola Pubblica, Le nascono i fatti e i dati

b) la Sua affermazione è basata su una scarsa conoscenza del mondo della Scuola, dei reali meccanismi ma soprattutto dei reali effetti che un dispositivo amministrativo (quale quelle per le diciotto ore) produce sulla realtà del tessuto scolastico

c) Lei mente, sapendo di mentire.

In nessuno dei tre casi, come cittadino, come elettore, come lavoratore e come uomo posso esimermi dal farLe presente il senso di fastidio e di vergogna provato dinnanzi ad affermazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti.

RingraziandoLa per la Sua attenzione, e augurandoLe un miglior prosieguo per il Suo lavoro, Le porgo i miei

Distinti saluti

Alessandro Giorni
docente di tedesco