Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

Home     |     News     |     Comunicati     |    Rubriche    |     Documenti     |    Sede provinciale    |     Cerca    |    Archivio     |     Scrivici
 


15 anni di precariato, 2 di psicofarmaci
Parla Francesca S., insegnante milanese di 43 anni, vittima del burnout

di Fiamma Tinelli

Appartamento milanese, un sabato di ottobre. I fogli stampati da Internet occupano il tavolo in ordine sparso, in mezzo a pacchetti di sigarette e qualche tazzina da caffè. Le pagine sono molte, l´argomento uno solo: "Quando ho sentito parlare di burnout mi sono messa a fare ricerche su Internet". Francesca S., 43 anni, vicentina, docente di matematica in un istituto di Milano, ha i capelli biondi e un sorriso gentile. Si siede davanti al computer la sera, dopo cena: vuole saperne di più sullo stress che colpisce molti insegnanti. Perché nel burnout, la sindrome dei ´professori scoppiati´, lei c´è dentro fino al collo: prende degli psicofarmaci, è in cura da uno psicoterapeuta.

Com´è cominciata? Con 15 anni di precariato, forse, che metterebbero l´ansia anche a un monaco buddista. Ma gli anni bui, per Francesca, sono stati gli ultimi tre. "Insegno in un istituto tecnico industriale, in periferia. Stipendio base: 1.180 euro al mese, perché il calcolo del precariato non è ancora stato fatto, pur essendo passata di ruolo quattro anni fa. Insegnare mi è sempre piaciuto. Quello che non va è la scuola per come è organizzata: sorda, immobile, ipocrita", racconta  lei, cercando la posizione giusta sul divano. La tensione comincia a farsi sentire durante l´ultimo incarico prima dell´attuale, in una scuola fuori città. Pendolarismo, un preside "che urla invece di parlare", le prime notti in bianco: "Non mi addormentavo prima delle tre, mi sono guardata per settimane tutti i film della notte. Passerà, pensavo".

Nel 2001, il trasferimento a Milano. Dovrebbe andare meglio, ma non è così. "La mia è una scuola difficile", dice, mentre le mani giocano con l´accendino. "I ragazzi hanno alle spalle famiglie fantasma, gira anche della droga. Ho cercato di parlarne con i colleghi, il preside, ma loro si chiedono solo: ´facciamo i trimestri o i quadrimestri?´. Di come stanno gli studenti, delle responsabilità sempre maggiori della nostra categoria, niente". Francesca parla con amarezza, ma ti guarda dritto negli occhi: si vede che è una donna combattiva. "Pochi mesi dopo che ero arrivata, era dicembre, una ragazza si è ammalata: meningite. Vengono controllati i suoi compagni di classe, ma il preside dà direttive precise: la cosa non deve trapelare. Non voleva si parlasse male della ´sua´ scuola. Il nostro istituto conta centinaia di studenti. Si incontrano nell´intervallo, si vedono fuori. L´ho fatto notare. E sono stata isolata. Completamente".

Una mattina di febbraio, Francesca sale in macchina per andare al lavoro. A metà strada comincia a mancarle il respiro, la vista si annebbia, il cuore batte all´impazzata. Attacco di panico in piena regola. Le settimane successive, gli attacchi continuano. Così, si rivolge a uno psichiatra. "Mi ha prescritto dei farmaci antipanico, un antidepressivo. E mi ha indirizzato verso un bravo psicoterapeuta", racconta mentre si accende un´altra sigaretta. "Guardi che non sono la sola: una mia collega mi ha confidato di essere arrivata tardi il primo giorno di scuola per una crisi di pianto irrefrenabile". Parlarne apertamente, però è impossibile. "Sa quanti insegnanti sono in crisi? Ma nessuno lo ammette, altrimenti i colleghi ti trattano come fossi appestato. E per il resto del mondo, siamo quelli che ´lavorano solo mezza giornata´".

Poche settimane fa, Francesca trova in sala professori un volantino appiccicato con lo scotch. "Parlava di prevenzione al burnout. Non ho mai scoperto chi l´avesse appeso, di certo non la segreteria. Sono andata da loro per chiedere se c´era una qualche circolare sull´argomento: non sapevano neanche di cosa stessi parlando". Prima di quel giorno, Francesca non sapeva che il suo malessere avesse un nome. "Ora sto meglio, la psicoterapia fa bene. Ma finché non si smetterà di far finta di nulla, la stabilità della scuola sarà a rischio".

N° 42 anno XLIX - 16 ottobre 2003