Galleria Toledo, teatro stabile d'innovazione
da martedì 29 gennaio a domenica 3 febbraio
08
ore 21, domenica 3 ore 18
Alqantara
LA SVERGOGNATA
libero adattamento dell'omonimo romanzo di Sahar
khalifeh
adattamento, regia Anita Mosca
con Anita Mosca, Mario Musetta
musiche originali Mario Musetta
opere pittoriche LucioDDT Art
videoarte Davide Stasino
costumi Isabella Starace
disegno luci Ciro Di Matteo
grazie a Melina D'Ario ed Ettore Mezzasalma per la
supervisione al tango e
un grazie speciale ad Omar Suleiman, sempre e
comunque

AltrastanzA è un
laboratorio di ricerca teatrale in cui confluiscono operatori della
salute mentale, attori, psicologi, utenti delle strutture psichiatriche
pubbliche e altri ancora. La specificità del lavoro è la volontà di
contaminazione di diversi ambiti creativi e di molteplici sensibilità,
nel tentativo di tracciare uno spazio che sia allo stesso tempo aperto
all’espressione della marginalità e del disagio e alla produzione
teatrale e artistica. In otto anni di esperienza con incontri di
laboratorio settimanali costanti, si è andato definendo uno specifico
linguaggio teatrale che coniuga parole, corpi e ritmi di persone con
sogni e bisogni differenti, capace di articolare ed esprimere
significati nuovi ed eterogenei.
Luce bassa ed una lampada a definire il cerchio della messa in scena,
qui, in un luogo altro e possibile, AltrastanzA tenta di costruire uno
spazio in cui dare forma all’immaginario, definire un contenitore dove
l’inesprimibile acquisti una fisionomia e forse una pensabilità. In
questa eccezione riscopriamo la possibilità trasformativa del percorso,
nel momento in cui la parola disgregata, la fantasia confusa e
un’emozione indicibile, passando da un corpo all’altro nello scambio
teatrale, articolandosi in partiture sceniche, divengono forma
drammaturgica e in questo modo raccontabile, condivisibile. Ogni
incontro inizia come un rito: <ognuno scelga un posto nello spazio,
braccia lungo il corpo, testa alta, concentriamoci sulla musica e
iniziamo a camminare guardandoci l’un l’altro.>. Così si aprono le porte
di AltrastanzA e si dischiude uno spazio accogliente e duttile agli
istinti di rabbia e d’amore, alle parole confuse, ai desideri
inconfessabili.
Nel tempo la traccia degli incontri di laboratorio ha acquisito forme di
rappresentazione concluse: AltrastanzA è diventata una compagnia,
rischiando il contatto e il confronto con un pubblico esterno alle
strutture psichiatriche, nei teatri e nei festival cittadini e
nazionali. La fatica delle prove, la disciplina e la costanza che impone
il teatro, hanno trasformato ingenue improvvisazioni in spettacoli, in
cui far convergere i racconti e i gesti sperimentati. Ogni
rappresentazione nasce dall’incontro con un testo teatrale in cui
rivivere ed evocare le tante storie di chi in scena parla, si muove,
danza. La messa in scena è il modo per dire instancabilmente chi siamo,
un racconto di desideri e ricordi che diviene teatro.
La trasformazione
degli spazi psichiatrici convenzionali in luoghi aperti al territorio ha
offerto, negli ultimi decenni, la reale possibilità di sperimentare
nuove forme di interazione con la sofferenza psichica in grado di
limitare l’esclusione sociale dei pazienti.
Nei luoghi tradizionalmente deputati alla “cura” sono nate pratiche di
riabilitazione che, pur restando all’interno del circuito sanitario,
hanno rimodulato le tradizionali modalità di relazione con il disagio
psichico, valorizzando l’interazione tra contesti professionali diversi.
In questo senso, l’esperienza della cooperativa sociale “Il Calderone” è
stata caratterizzata dal continuo impegno a far dialogare fra loro le
diverse professionalità coinvolte nell’ambito dei contesti d’aiuto,
rivolti alla cura della sofferenza psichica, al fine di promuovere
interventi sempre meno medicali e sempre più aperti alla dimensione
psicosociale della vita dei pazienti.
Grazie al radicamento nel territorio napoletano, “Il Calderone” ha
sostenuto i cambiamenti culturali avvenuti nei dipartimenti di salute
mentale con cui collabora, puntando su una stretta sinergia con le
risorse locali. Una strategia operativa che, inizialmente incerta, si è
definita col tempo in modo sempre più chiaro, costruendo professionalità
nuove e specifiche nel trattamento e nell’assistenza del disagio
mentale.
Nell’ambito delle attività del Centro diurno di riabilitazione
psicosociale “Canone inverso”, del distretto 53 dell’asl Na1, nel 1998
nasce l’esperienza di un laboratorio teatrale.
Al gruppo di lavoro, inizialmente composto da circa 15 utenti del
centro, si uniscono nel tempo abitanti del quartiere, attori e persone
coinvolte in diversi modi nelle attività, che condividono la costruzione
di uno spazio che acquista man mano una propria consistenza sempre più
caratteristica. Il teatro diventa inaspettatamente possibilità di
espressione e racconto di vissuti diversi, spesso drammatici, memoria
condivisa e comunicabile. La premessa del lavoro è specificamente
teatrale, come possibilità narrativa e rappresentativa, e acquista,
nella costruzione dell’unicità del proprio percorso, una valenza
trasformativa, come esito sperato, possibile tentativo che ridefinisce
di volta in volta il suo obiettivo. Riannodare i fili dei ricordi e
raccogliere un senso complessivo di un’esperienza consolidatasi in vari
anni, sono un segno e una testimonianza necessari.
Da qui l’esigenza di mettere insieme in un catalogo, le immagini, i
documenti e le storie che hanno contraddistinto questi anni.
Lo sforzo vitale
che ha connotato le pratiche di questo gruppo di lavoro è stato quello
di uscire dai tempi del semplice intrattenimento, che reiterano una
quotidianità asfissiante e monca di futuro. L’obiettivo è stato quello
di investire su una progettualità contraddistinta dal “fare”, che in
questo caso si coniuga con il “creare”, dare forma, metter fuori in
scena un teatro interno. Il gioco teatrale diviene possibilità
trasformativa, che media il passaggio tra un mondo interno, spesso
informe e caotico nella sofferenza psichica, verso una realtà esterna
più chiara e definita, che in questo caso assume i tempi, gli spazi e i
ruoli dello scambio teatrale. Il momento della messa in scena dello
spettacolo per il pubblico è denso di significati, non solo nella sua
valenza gratificante per la fatica della creazione e del lavoro svolto,
ma anche perché è la restituzione di un prodotto concreto e definito, lo
spettacolo, che contiene le gioie e i dolori dei soggetti in scena, in
una forma comunicabile. Così ogni volta che lo spettacolo inizia si
inaugura una dimensione della rappresentazione di emozioni e pensieri,
che in corpo e in voce, si sottraggono all’accadere quotidiano confuso.
La tensione a “fare”, in questo modo, non è esercizio convulso e
frenetico, ma sforzo nell’acquisire competenze, che richiede un tempo
ragionato e critico per un “fare bene”, che in questo caso è tentativo
di creare un prodotto con una propria dignità teatrale e
rappresentativa.
Negli ultimi anni il gruppo è cresciuto, estendendo la partecipazione al
Centro Diurno “La fiera dell’Est” del distretto 46 di Soccavo-Pianura.
Grazie alla sensibilità e disponibilità dei dirigenti e degli operatori
delle strutture pubbliche, il lavoro attualmente è orientato ad una
maggiore sinergia operativa tra le strutture sanitarie diverse, che
convergono in uno spazio teatrale che va oltre i luoghi
istituzionalmente assegnati alla riabilitazione, per aprirsi al
territorio di Pianura, nel centro “la casa di Zoe” della stessa
cooperativa. La scelta di abitare un luogo altro da quello
convenzionalmente proprio della “salute mentale” deriva dal bisogno di
costruire un senso al percorso di ricerca teatrale intrapreso, che sia
irriducibilmente altro dai tracciati predefiniti: un altro spazio, un’ ”AltrastanzA”.
lunedì 28 gennaio
08
ORIENTAMENTI. GEOGRAFIE DEL TEMPO PRESENTI
Comune di Napoli
Osservatorio Euromediterraneo
e del Mar Nero
Università degli studi di Napoli l’Orientale
ore 15,30
Conferenza stampa
ore 17
Incontro
PALESTINA: TRACCE interventi di Mohammed
Bakri autore e regista, Raffaele Porta Osservatorio
Euromediterraneo e del Mar Nero, Nicola Perugini Università degli
Studi di Siena, Andrea Del Grosso Hawiyya – Centro di
Documentazione sulla Cultura Palestinese, Anita Mosca regista
dello spettacolo La svergognata in programma a Galleria Toledo dal 29
gennaio al 3 febbraio 08
ore 19
proiezione del film
Jenin, Jenin di Mohammed Bakri (2002)
Galleria Toledo, teatro
stabile d'innovazione
via Concezione a Montecalvario 34, 80134
Napoli
informazioni e prenotazioni: 081425037, 081425824
www.galleriatoledo.org, galleria.toledo@iol.it
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